Adotta una mucca

di francofada

A zonzo per il web, studiando il mio prossimo itinerario sulle strade del Trentino, mi sono imbattuto sul sito dell’APT Valsugana in un’iniziativa davvero curiosa: Adotta una mucca. L’idea in realtà non è così nuova e, come a tutte le idee semplici e geniali, anche a questa è difficile dare una paternità certa (parlando oltretutto di adozioni). Con una semplice ricerca in Google è possibile trovare ad esempio un articolo della Stampa dedicato a un’iniziativa simile che ha fatto il giro del mondo e che è stata creata da un allevatore austriaco. Variando animale, si possono trovare anche decine di adotta una capra, un asino, una pecora e così via. Il meccanismo è sempre più o meno lo stesso: a fronte di una piccola donazione, chi aderisce all’iniziativa viene ricompensato con prodotti dell’animale e, se lo desidera, con la possibilità di andare a vederlo.

Eppure qualcosa di nuovo l’Adotta una mucca valsuganotto lo ha. Con grande intelligenza i suoi creatori hanno variato la formula classica. La mucca non spedirà una bella foto né tantomeno un bel pacco con delle primizie al suo benefattore. Il quale dovrà guadagnarsi la sua ricompensa recandosi in estate alla malga della mucca adottata, dove finalmente, oltre ad incontrare la sua pargoletta, potrà ricevere prodotti caseari pari al suo aiuto economico.

Gli effetti benefici dell’iniziativa non si riflettono dunque solo nell’acquisto di un bene. Mentre viene indirizzato nella scelta della malga della mucca da adottare, l’utente conosce online il mondo dell’allevamento della Valsugana. Anche se la sua azione non dovesse concretizzarsi nell’adozione, il progetto riesce comunque a promuovere il territorio. Invitando l’utente a visitare la malga, l’adozione diventa un incentivo non solo all’acquisto di prodotti tipici, ma anche una sorta di prenotazione di un futuro viaggio nelle valli trentine. Le peculiarità di Adotta una mucca lo rendono infine molto interessante sia per l’utente locale (quante volte ci rendiamo conto di non conoscere abbastanza la nostra regione?) sia per quello nazionale e internazionale (mi permetto qui un piccolo rimprovero all’APT: il progetto è tradotto in olandese e in tedesco, le lingue dei clienti tradizionali della Valsugana, ma manca una versione inglese).

Un’ultima annotazione: la ricompensa dell’utente, tanto importante nei processi di marketing, non è data solo dall’aiutare l’economia montana e dal ricevere in cambio degli ottimi formaggi, ma anche da una parte di contributi dell’iniziativa destinati a progetti di beneficenza.

Il mio articolo potrebbe sembrare concluso, eppure mi resta ancora una cosa da dire. Questo genere di iniziative fa sicuramente leva sul fatto che ormai purtroppo solo gli addetti ai lavori hanno un contatto diretto con gli animali da allevamento e con la natura in generale. Ecco, questa riflessione e Adotta una mucca non riescono a non farmi pensare allo strano rapporto tra uomini e animali descritto da Philip Dick nel suo celebre Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (l’opera che ha ispirato Blade runner). Insomma, questo è uno spassionato consiglio di lettura.

Un’ultima cosa, perdonatemi davvero: il libro di Dick è il primo libro che io abbia letto su un cellulare (ops… smartphone):   s i   p u ò   f a r e!

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