franco fadanelli

Nous étions formidables

Mese: novembre, 2013

Adotta una mucca

A zonzo per il web, studiando il mio prossimo itinerario sulle strade del Trentino, mi sono imbattuto sul sito dell’APT Valsugana in un’iniziativa davvero curiosa: Adotta una mucca. L’idea in realtà non è così nuova e, come a tutte le idee semplici e geniali, anche a questa è difficile dare una paternità certa (parlando oltretutto di adozioni). Con una semplice ricerca in Google è possibile trovare ad esempio un articolo della Stampa dedicato a un’iniziativa simile che ha fatto il giro del mondo e che è stata creata da un allevatore austriaco. Variando animale, si possono trovare anche decine di adotta una capra, un asino, una pecora e così via. Il meccanismo è sempre più o meno lo stesso: a fronte di una piccola donazione, chi aderisce all’iniziativa viene ricompensato con prodotti dell’animale e, se lo desidera, con la possibilità di andare a vederlo.

Eppure qualcosa di nuovo l’Adotta una mucca valsuganotto lo ha. Con grande intelligenza i suoi creatori hanno variato la formula classica. La mucca non spedirà una bella foto né tantomeno un bel pacco con delle primizie al suo benefattore. Il quale dovrà guadagnarsi la sua ricompensa recandosi in estate alla malga della mucca adottata, dove finalmente, oltre ad incontrare la sua pargoletta, potrà ricevere prodotti caseari pari al suo aiuto economico.

Gli effetti benefici dell’iniziativa non si riflettono dunque solo nell’acquisto di un bene. Mentre viene indirizzato nella scelta della malga della mucca da adottare, l’utente conosce online il mondo dell’allevamento della Valsugana. Anche se la sua azione non dovesse concretizzarsi nell’adozione, il progetto riesce comunque a promuovere il territorio. Invitando l’utente a visitare la malga, l’adozione diventa un incentivo non solo all’acquisto di prodotti tipici, ma anche una sorta di prenotazione di un futuro viaggio nelle valli trentine. Le peculiarità di Adotta una mucca lo rendono infine molto interessante sia per l’utente locale (quante volte ci rendiamo conto di non conoscere abbastanza la nostra regione?) sia per quello nazionale e internazionale (mi permetto qui un piccolo rimprovero all’APT: il progetto è tradotto in olandese e in tedesco, le lingue dei clienti tradizionali della Valsugana, ma manca una versione inglese).

Un’ultima annotazione: la ricompensa dell’utente, tanto importante nei processi di marketing, non è data solo dall’aiutare l’economia montana e dal ricevere in cambio degli ottimi formaggi, ma anche da una parte di contributi dell’iniziativa destinati a progetti di beneficenza.

Il mio articolo potrebbe sembrare concluso, eppure mi resta ancora una cosa da dire. Questo genere di iniziative fa sicuramente leva sul fatto che ormai purtroppo solo gli addetti ai lavori hanno un contatto diretto con gli animali da allevamento e con la natura in generale. Ecco, questa riflessione e Adotta una mucca non riescono a non farmi pensare allo strano rapporto tra uomini e animali descritto da Philip Dick nel suo celebre Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (l’opera che ha ispirato Blade runner). Insomma, questo è uno spassionato consiglio di lettura.

Un’ultima cosa, perdonatemi davvero: il libro di Dick è il primo libro che io abbia letto su un cellulare (ops… smartphone):   s i   p u ò   f a r e!

Simple and brilliant

A week ago I was listening to James Currier remembering us that simplicity is a key to realize successful ideas.

This advertisement proves it: a simple coordination between time of flights and screen (ok, technology is not so simple, but not really impossible) and you achive an incredible effect and result!

ps. thanking to TechPeaks (the Trento’s startup accelerator) for the event with Currier.

Biblioteche, ebook e digital lending

Prima dell’avvento dei libri digitali, mi capitava spesso di comperare opere che avevo già letto grazie al prestito bibliotecario. L’idea di possedere il libro, di sfoggiarlo sullo scaffale come un trofeo e di poterlo rileggere a proprio piacimento è innegabilmente irresistibile per qualsiasi lettore degno di questo nome. Il possesso fisico del libro è l’oggetto di un amore feticistico, dal quale è impossibile guarire. Per averne una prova diretta, basta leggere online le spasmodiche difese dell’odore della carta stampata contro l’asettico schermo elettronico.

Mancando di una sua fisicità, il libro digitale ha sicuramente un impatto psicologico differente rispetto ai nipotini di carta di Gutenberg. In un probabile futuro in cui l’opera digitale avrà sostituito le edizioni cartacee, potendo scegliere tra l’acquisto o il prestito bibliotecario, quest’ultimo diventerà ancora più interessante per il lettore, che potrà accedere al prestito senza recarsi fisicamente in biblioteca e senza limiti di orario. Idealmente la fruizione immediata del prestito porterà lo scaffale della biblioteca pubblica direttamente nelle nostre case. Questo nuovo ruolo della biblioteca pone naturalmente interrogativi inediti sul funzionamento dei prestiti digitali e sulla gestione delle opere soggette a diritto d’autore.

Al momento il maggior ostacolo al digital lending (prestito on line) è costituito dai DRM (Digital Right Management), le forme di protezione delle opere messe in atto dagli editori. I DRM vincolano l’utilizzo degli ebook a un limitato numero di dispositivi e di utenti. Un altro ostacolo al prestito bibliotecario è dato dalla compatibilità dei formati degli ebook e degli stessi DRM su differenti device: un libro con DRM di Adobe, il più diffuso in commercio, non può ad esempio essere letto sui lettori di Amazone, i Kindle. Per approfondire questi argomenti e le principali strategie di digital lending, vi rimando a un’ottima descrizione del problema scritta da Giulio Blasi, direttore di Horizons Unlimited. L’articolo è del 2010, ma la situazione riguardante DRM e prestiti è rimasta pressoché immutata.

E proprio l’azienda di Blasi, fondata a Bologna negli anni Novanta da un gruppo di allievi di Umberto Eco, è la responsabile del più importante servizio italiano di digital lending, MLOL (Media Library On Line). I dati forniti a novembre 2013 indicano che al progetto MLOL aderiscono 2961 biblioteche pubbliche (il 50,4%) e che sono coperte 15 regioni italiane. Il servizio offerto da MLOL prevede la distribuzione non solo di ebook, ma anche di audiolibri, file musicali, quotidiani e riviste digitali. Il problema del DRM e del numero di prestiti è stato risolto da Horizons utilizzando una soluzione in streaming. Si tratta sicuramente della miglior scelta disponibile al momento (anche su questo l’articolo di Blasi menzionato in precedenza è davvero prezioso), anche se obbliga l’utente a utilizzare costantemente una connessione internet durante la lettura. Gli editori stanno infine lentamente concedendo versioni dei loro ebook compatibili con l’utilizzo on line di MLOL.

Proprio perché anche in questo settore l’innovazione sta correndo sempre più veloce, è opportuno cominciare a interrogarsi sulle prospettive e sugli scenari futuri che si aprono davanti alla gestione del patrimonio librario italiano. Il solo risparmio dovuto alla mancanza di magazzini da gestire, dei testi usurati da riparare o sostituire, delle opere smarrite e dei prestiti interbibliotecari potrà permettere alle biblioteche di investire maggiormente nel rapporto con il pubblico e nella cura delle strutture. Cogliere in tempo i cambiamenti e non subirli, farà la differenza tra l’utilizzare delle grandi possibilità tecniche ed economiche per creare nuove opportunità di formazione culturale, oppure il subire passivamente, soprattutto nei centri più piccoli, la perdita di utenti.

Quello che è certo è che siamo di fronte a una rivoluzione culturale straordinaria grazie alla quale la piccola biblioteca di montagna potrà disporre dello stesso patrimonio librario della Biblioteca del Congresso di Washington.